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L'8 delle Langhe visto da dentro

Aggiornamento: 3 ott

Riportiamo la preziosa testimonianza di Paolo Boeri Roi, un nostro assiduo concorrente, che racconta - dal suo punto di vista - cosa vuol dire partecipare all'8.

Buona lettura.

La moto non è solo due ruote spinte da un motore a combustione. La moto è passione e il suo suono è musica. Ognuna di esse ha una voce riconoscibile, come quella degli amici. Li senti parlare in lontananza e capisci già chi sta arrivando. Matteo, Alberto; due parole e sai che sono loro. Due parole, una risata, e sai che l’8 sta finalmente per cominciare. Mi piace scrivere e raccontare ciò che vedo, che vivo. Sempre con i miei tempi. Mi piace condividere le avventure, spesso tragicomiche, perché nella vita non bisogna prendersi troppo sul serio, ma soprattutto, bisogna sempre vedere il lato positivo. Ritrovarsi dopo un anno di stop, rivedere quei volti amici. Sentire tutte le voci. L’8 ricomincia con il suo canonico giorno di verifiche e punzonatura. Le belle ferraglie passano sotto al gazebo dove i preposti controllano che tutto sia a norma; clacson, luci e mobilità braccia piloti per avvisare della svolta. Se tutto funziona, gomiti inclusi, ci si guadagna la punzonatura: piccolo pendaglio metallico attaccato a piombo al manubrio, per segnalare che quel mezzo è idoneo a bruciare l’asfalto! Il risveglio è sempre piacevole. Le voci di cui parlavo riecheggiano per me, eterno ritardatario, nel piazzale dell’hotel. Dal mio letto riesco a riconoscerne diverse: le Guzzi, le Gilera, i Kreidler a 2 tempi, i vari ingolfamenti e le candele bagnate. Un risveglio piacevole e bello per i petrolhead come me. Fastidioso e rumoroso per chi non ha la benzina nelle vene, ma lì a Cherasco, gente così non ce n’è. Un'invasione di cavalieri in tuta di pelle, giacche vintage e caschi di ogni genere, che freme ogni mattina all’idea di scaldare il motore e consumare le curve di strade sempre nuove. L’organizzazione, con passione e impegno, guida e freccia ogni anno percorsi meravigliosi, con viste mozzafiato tra montagne e mare, tante curve e pochi rettilinei. Tanto sono noiosi e con queste vispe anzianotte si rischia solo di piegar qualche valvola. Meglio buttarle sempre in curva facendo salire e scendere i giri motore in una sinfonia di scoppiettanti scarichi quasi liberi, che lasciano voce alla meccanica di cinquanta, settanta, novant’anni fa! Ma una delle cose che mi fa più impazzire dell'8 è che può capitarti di essere superato in una strada tortuosa da una Motosacoche del ‘27 con cambio manuale mentre tu già pensavi di andar forte; di “ingarellarti” per le curve con una Cotton Python degli anni ‘30 a telaio triangolare rigido; di riportare in auge la vecchia sfida tra Gilera e Guzzi tra le vigne delle Langhe. Motori che girano lenti, pieni di umanità e moto che ti fanno capire subito se qualcosa non va. Niente centraline, pochi cavi, magneti che fanno i capricci. Rispetto assoluto per ciò che si guida, ma nessuna paura di farle fare quello per cui sono nate: correre! Che poi alla fine di tutto, all'8 le moto sono solo una parte, quasi una scusa. L’8 è il condividere 5 giorni pieni e faticosi, tra motori rotti, magneti che volano (sempre, sempre. È sempre il magnete), cibo, vino buono e risate. Un gruppo forte, che fa tardi per divertirsi a bere gintonic e fa tardi per aggiustare la moto che nella giornata ha avuto meno fortuna. Una comunità bella, unita dalla passione e dalla voglia di divertirsi. Lunga vita all’8!


Paolo Boeri Roi "Baffizio"


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